Condividere l’arte: condividere il cambiamento

Di Tiziana Tacconi

Noi dobbiamo essere il cambiamento che desideriamo vedere nel mondo

Gandhi

“La filosofia di Gandhi non era, come alcuni l’hanno ricostruita, un grande padiglione di preghiere e incenso. Pur essendo non violenta, prevedeva l’opposizione e il conflitto: un’opposizione indubbiamente gentile, ma comunque un’opposizione.
I movimenti sociali di tutto il mondo hanno sviluppato strumenti psicologici per la gestione dei conflitti, ispirati a principi di uguaglianza e guidati dal desiderio di controllare i termini dell’inclusione.”

Ogni filosofia sociale ha una sua visione del cambiamento. L’arte contemporanea è sempre più attirata a dialogare con diverse realtà e con il pensiero rivolto alla solidarietà sociale come sostegno alla dimensione fisica e spirituale dell’uomo; questo ci porta a riflettere e ci consente una nuova valutazione sul fare arte. Comunicare e condividere risorse e potenzialità individuali, creare le condizioni perché i processi di partecipazione rendano praticabile un’esperienza comune, è la condizione prima che definisce la Terapeutica Artistica.

“Oggi più che mai, in un mondo come il nostro, pieno di crudeltà e di sfruttamento, in cui il volgare ed il mediocre proliferano all’infinito in nome del profitto finanziario, è necessario capire perché […] un’opera […] o una sinfonia […] possano essere profondamente necessari alla sopravvivenza umana.”

La funzione profonda delle arti, secondo Blacking, è di incrementare la qualità dell’esperienza individuale e delle relazioni umane all’interno della comunità:

“le arti riflettono modi e moti dell’esperienza umana, e il valore di un’opera è inseparabile dal suo valore in quanto espressione di tale esperienza.”

Le riflessioni suscitate dal grande antropologo e musicista irlandese John Blacking (1928-1990) – che ha dedicato la sua breve vita alla musica in quanto fenomeno universale che trascende e abolisce le barriere tra uomini, etnie, popoli ed epoche storiche – sono quanto mai attuali.

Questa nuova vitalità creativa dell’arte si deve intendere, nelle sue profonde implicazioni umane, come partecipazione attiva ad un progetto di qualificazione estetica della vita e si qualifica strumento per costruire un progetto di possibile cambiamento al presente.

La forza che regola la ricerca dell’armonia sociale e il Principio di Trasformazione è la creatività individuale e collettiva. La creatività collettiva di una comunità nutre la vita interiore dell’individuo che ne fa parte, ma per riconoscere in sé una reale trasformazione la persona deve sentirsi contemporaneamente partecipe e soggetto dell’atto creativo.

Qualunque sia l’atteggiamento assunto da qualsiasi individuo questo diventa immediatamente portatore di significato per sé e gli altri: nella Condivisione convergono i saperi diversi di tutto il mondo, accomunati da un ripensamento delle strutture sociali, al fine di valutare le migliori condizioni di libertà e di giustizia. L’esperienza artistica, in quanto contenitore delle diversità, può essere considerata uno strumento di crescita personale e la sua efficacia sta principalmente nell’azione condivisa, che permette agli individui di scoprire percorsi alternativi di relazione.

Gregory Bateson sostiene che

“la comunicazione si crea attraverso le incessanti alchimie e trasformazioni che si generano all’interno delle relazioni tra gli elementi che compongono il sistema; la comunicazione, dunque, nasce e si sviluppa nel segno delle differenze e del cambiamento, in un universo di messaggi che acquisiscono un chiaro significato solamente se collocati nel loro contesto relazionale e ambientale”.

Entrare in contatto diretto con se stessi e con altri nella realizzazione di un’Opera Condivisa rappresenta una possibilità in più di cambiamento del proprio atteggiamento e della partecipazione alla vita comune.

L’agire un cambiamento in noi stessi muove anche verso gli altri, verso l’esterno; introducendo una variante nella relazione la comunicazione diventa migliore e positiva.

Condividere:

Con: dal latino con (anticamente quom) e poi cum.

Preposizione usata spesso come prefisso, denotante congiunzione, compagnia e per associazione di idee somiglianza, identità o anche il mezzo, lo strumento, la materia, di cui ci serviamo per fare una cosa – prima parte di parole composte in cui significa “partecipazione di una stessa qualità o condizione” (concittadino) oppure unione, compagnia.

Divìdere: dal latino divisus.

  1. Fare più parti di un insieme, di un tutto: dividere a metà, in due parti uguali; per estensione, spartire; distribuire: dividere il lavoro, assegnare a ognuno il suo compito; rifl., svolgere nello stesso tempo diverse attività; anche partecipare con l’animo: dividere le gioie, i dolori di qualcuno.
  2. Separare, disunire, disgiungere, mettere in contrasto, dividere gli animi.

Condividere: dividere con altri, avere in comune.

Partecipare a idee e sentimenti: c. una gioia, un dolore // approvare: condivido la tua proposta; partecipare con altri a qualcosa, provare qualcosa insieme con altri: condivido la tua scelta, la tua opinione // partecipare, associarsi ad un’idea, ad un proposito // spartire, dividere fra più persone: condividere equamente.

Condivisione: adesione, partecipazione a idee o sentimenti altrui.

Quando l’immaginazione di un singolo individuo si concretizza in un atto creativo che avvicina più persone e sorprendentemente si riconosce, liberandosi dai limiti silenziosi dell’impotenza creativa, quando la cultura delle mani non pone limiti alla comunicazione, allora è possibile ritrovare la dimensione armonica della nostra interezza, superando ogni separazione, ogni difficoltà, ogni paura e ciò costituisce un aspetto fondamentale della potenzialità terapeutica dell’arte.

La risonanza del corpo sensibile con la facoltà immaginale dispiega altri orizzonti, verso una dimensione profonda e a tratti magica.

Condividere la creatività, l’immaginazione, la magia, dovunque la incontriamo, nell’artista, nell’individuo comune, nel sano e nel malato, negli aspetti meno vistosi della vita di ogni giorno, è la condizione prima per riempire ogni spazio vuoto e aprirsi a un cosmo espressivo e terapeutico.